Rete nella Memoria

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La memoria

La storia di Sami Modiano inizia a Rodi, all’epoca provincia italiana, nel 1930. Nella splendida Isola delle Rose, il piccolo Sami come ogni altro bambino vive la sua spensierata fanciullezza nella pacifica convivenza culturale tra comunità ebraica, islamica, ortodossa e cattolica. Vive tra le “coccole” della sua famiglia e le premurose attenzioni di sua sorella Lucia dai lunghi capelli.

Un giorno inaspettatamente il suo maestro è costretto a frenare l’intraprendenza e la voglia di fare che lo caratterizzano, segnando emotivamente l’inizio di dure violenze. Sami, nel momento in cui viene espulso dalla scuola, a causa della promulgazione delle leggi razziali, ha a dire: “Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino, la notte mi addormentai come un ebreo…”

Quel bambino intraprendente percepisce sin da subito l’ombra del male che incombe nonostante l’unione e la fratellanza della comunità ebraica di Rodi.

L’onda cieca delle persecuzioni razziali travolge la storia di Sami come un uragano.

Rompe l’equilibrio anche il licenziamento del padre e la morte prematura della madre per cause naturali. A sostituire la figura materna è la sorella Lucia, da lui tanto amata, che diviene il pilastro portante dell’intera famiglia. Sami ci racconta di come nella quotidianità Lucia spesso rinunciasse alla sua razione limitata di cibo per donarla a lui.

Gli inganni presto portano via l’innocenza dell’infanzia: i Tedeschi catturano con una menzogna il papà.

“I capi famiglia furono chiamati a presentarsi al Kommandatur il 18 Luglio. Non tornarono a casa e il giorno dopo toccò a noi figli.”

Il 23 Luglio inizia il viaggio con Lucia ed il padre verso l’allora ignota destinazione che si rivelerà poi essere il Campo di sterminio di Birkenau. Sami con i suoi occhi inizia ad osservare l’orrore che priva ogni uomo della propria dignità. “I miei occhi cominciarono a vedere cose a cui non erano abituati”.

Le parole di Sami, nel suo racconto, toccano le corde profonde di ogni ascoltatore suscitando paura, dolore e confusione. Sentimenti forti molto lontani, tuttavia, dalle sofferenze patite dai deportati.

Il 16 Agosto la destinazione misteriosa mostra la crudeltà della separazione dagli affetti.

Sami ed il padre vengono allontanati da Lucia, il che suscita una disperata reazione del papà che tenta di proteggere ad ogni costo la sua “bambina”.

Allo stesso modo Lucia mira a salvaguardare le due persone più importanti della sua vita. Ella antepone la loro sopravvivenza alla propria in un episodio che scuote la psiche e mostra la profondità d’animo di una donna capace di rinunciare all’unica porzione di cibo per darla al fratello. Lo sguardo di Sami fa trasparire tutta la sua sofferenza: è l’ultima volta che i loro occhi si incontreranno attraverso il filo spinato!

La consapevolezza del papà Giacobbe affiora ora lucida e pesante: nel campo non c’è speranza per lui, ma con un’ultima scintilla di vita impone a Sami : “CE LA DEVI FARE!”, estremo atto di amore che nessuno degli aguzzini può impedire.

Il racconto prosegue con il ricordo dell’amicizia con Piero Terracina. La sensazione di toccare la morte in ogni respiro non annulla il profondo legame tra Sami e Piero, altro internato di soli due anni più grande di lui, proveniente da Roma: “Fu un’amicizia vera, profonda, fraterna. Avevamo tutti e due bisogno di un punto di riferimento”.

La generosità dell’amico e di una dottoressa russa lo salvano dalla condizione di “scheletro che cammina” e lo sottraggono alla rinnovata follia omicida dei Tedeschi costretti alla ritirata.

Sami si trascina per non tradire l’imperioso monito del papà e in un ultimo atto di coraggio si confonde tra i cadaveri.

Si salva e per gran parte della sua vita si chiede: “Perché proprio io sono sopravvissuto?… Da undici anni a questa parte ho trovato la risposta: per raccontare! Ho giurato che fino a quando Dio mi darà la forza di farlo non smetterò di raccontare la mia storia ai ragazzi. Sono felice di quello che sto facendo e i ragazzi hanno bisogno di me. Devono sapere. Quando io non ci sarò più, ci saranno loro. Mai più per voi e per le generazioni future”.

Nella memoria del racconto di Sami riponiamo la nostra speranza di un futuro in cui tutti gli uomini senza distinzioni di cultura, etnia e religione aprano i propri cuori al desiderio di essere promotori e costruttori di un mondo dove regni la pace e l’accoglienza reciproca.

A cura di

Leonardo Bove
Mara Giordano
Antonietta Girardi
Marilisa Iannaccone

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