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Diario di bordo

Viaggio di istruzione

Diario di bordo: Auschwitz-Birkenau

Giornata molto lunga. Sveglia alle ore 7:00.  Partenza alle ore 8:00. Destinazione: Auschwitz-Birkenau, il più famigerato campo di concentramento e sterminio della Germania nazista! Il campo dista circa 70 Km dal centro di Cracovia, dove è situato il nostro albergo.  Un bus ci conduce fino all’ingresso di Auschwitz 1. Il primo grande impatto arriva già al cancello, dove l’immagine vivida dell’arco in ferro battuto recita “Arbut macht frei” (il lavoro rende liberi).

Ha inizio così un viaggio indietro nel tempo che si ferma a soli 70 anni fa, quando l’uomo si è trasformato in un carnefice spietato di altri essere umani, dove il male assoluto ha preso forma e ha seppellito un milione e mezzo di uomini, donne, bambini. Ci sono parole migliori di quelle di una ragazzina di 17 anni per descrivere i dettagli, ci sono commentatori più autorevoli di me per leggere ed interpretare quel pezzo di storia, quel buco nero, ma il mio intento è semplicemente quello di condividere le emozioni attraverso un racconto che metta in scena il passato e gli orrori che hanno annichilito la dignità e l’esistenza di tante persone innocenti. Un desiderio volto a dare un piccolo contributo per affermare con forza che ogni uomo ha sempre la possibilità di orientare la propria scelta verso “il bene”.  

Vedrete davvero ciò che avete visto sui libri e al cinema, vedrete i recinti elettrificati, le torrette di guardia, i fili spinati, i dormitori, le condizioni di prigionia, i muri delle esecuzioni, i patiboli, le camere a gas e i crematori. Tutto com’era, per non dimenticare!

La visita passa in rassegna tutti gli spazi del campo, l’infermeria, i padiglioni dedicati alle varie nazioni che hanno subito le deportazioni dei propri civili, con documenti storici, fotografici, filmati per rinnovare la memoria di tutti, per testimoniare ciò che è avvenuto davvero, ciò che nessuno può mettere in discussione senza ridicolizzarsi e offendere. Nel pomeriggio usciamo e prendiamo la navetta per Birkenau, il campo satellite a pochi chilometri da Auschwitz. Birkenau mi ha impressionato, ha aggiunto stupore all’orrore: le dimensioni, l’organizzazione all’interno del campo raggiungono apici inimmaginabili. Il campo è talmente vasto che non si capisce dove finisca. Impieghiamo più di 20 minuti per andare dall’ingresso al monumento internazionale per le vittime dell’Olocausto, posto al centro tra i ruderi dei crematori, lasciati in macerie così come erano stati ridotti ai tempi della Liberazione. Lasciamo qui un sassolino bianco, un piccolo ricordo, un omaggio indelebile che ci era stato consegnato in Italia dai nostri insegnanti e che avevamo tenuto con noi per l’intero viaggio. Siamo circondati da un paesaggio ostile, freddo, il campo ha una superficie così grande che i gruppi di persone in visita si disperdono per poi ritrovarsi isolate, circondate dal silenzio. Seguiamo i binari, immaginandoli percorsi dai treni carichi di persone impaurite che nell’ultima fase della soluzione finale non venivano neanche più schedate, raggiungevano direttamente le camere a gas. Fa freddo, c’è la neve, pensiamo ai prigionieri costretti a “vivere” all’aperto in condizioni disumane.

Grande era il nostro desiderio di entrare pienamente nelle esistenze dei deportati. Ma nonostante ciò, continuano a risuonare le parole di Sami Modiano, sopravvissuto alla shoah, ospite nella nostra Scuola poche settimane prima della nostra partenza: “Voi non sapete, voi non potete neanche immaginare…”. Vero, io non posso neanche immaginare cos’è stato!

Le riflessioni continuano anche sul bus che ci riporta a Cracovia. Prima di cena ci rilassiamo un po’ in camera per poi condividere le nostre emozioni nella hall dell’hotel insieme alle altre mie compagne e ai miei insegnanti.

Questa esperienza mi accompagnerà durante tutto il cammino della mia vita.

A cura di

Giada Altieri

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